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IMPIANTISTICA

IMPIANTO ELETTRICO L’impianto   elettrico   è   composto   da   una   serie   di   componenti   fondamentali   per   il   funzionamento del   circuito   stesso   e   da   una   dotazione   che   varia   secondo   l’ampiezza   della   casa.   Per   gli   impianti elettrici   nuovi   la   norma   fissa   tre   livelli   qualitativi.   L’impianto   elettrico   è   regolato   dalla   norma   Cei 64-8   (www.ceiweb.it/it/)   e   dalla   variante   V3   del   2011   alla   norma   stessa.   Con   questa   variante vengono   dettate   le   regole   precise   sui   limiti   minimi   prestazionali   degli   impianti   elettrici   per   le nuove   installazioni.   Il   primo   aspetto   da   segnalare   è   che   la   potenza   contrattuale   impegnata,   fornita al   privato   dall’azienda   elettrica   prescelta,   viene   diversificata   in   base   alla   superficie   della   casa:   3   kW (valore   minimo   per   superfici   fino   a   75   mq)   e   6   kW   (valore   minimo   per   superfici   oltre   i   75   mq). Naturalmente   non   è   detto   che   l’utente   debba   impegnare   i   valori   indicati,   però   l’impianto   elettrico deve   essere   predisposto   per   accettare   almeno   queste   potenze   impegnate.   Per   quanto   riguarda invece   gli   impianti   elettrici   esistenti,   in   genere   dimensionati   per   3   kW   di   potenza   impegnata secondo   la   vecchia   prassi,   nel   caso   ci   sia   un   utilizzo   superiore   di   energia   elettrica   all’interno   dello spazio   domestico   (per   esempio   si   installa   un   piano   cottura   a   induzione   al   posto   dei   classici   fornelli a   gas)   si   può   incrementare   l’utenza   da   3kW   a   4,5   kW   o   addirittura   a   6   kW,   tramite   richiesta   al gestore. Si parte dal centralino Il centralino di nuovo tipo è più grande rispetto ai vecchi modelli e deve avere un interruttore generale   e   almeno   due   di   quelli   differenziali.   Il   numero   di   linee   dipende   invece   dai   mq   della   casa   e dal    livello    di    impianto    adottato.    Da    quello    generale,    con    il    contatore    per    la    misurazione    dei consumi,   si   snodano   i   fili   conduttori   che   portano   al   centralino   singolo   (cioè   il   quadro   elettrico dell’unità   abitativa)   posto   all’interno   della   casa,   solitamente   posizionato   vicino   al   vano   della   porta di    ingresso.    Questo    centralino    contiene    i    vari    interruttori    magnetotermici    e    l’interruttore differenziale   detto   “salvavita”.   Oltre   a   questa,   che   è   la   parte   per   così   dire   di   comando,   un   impianto elettrico domestico è formato anche da: prese per l’attacco dei vari elettrodomestici interruttori semplici o composti per comandare i punti luce un   sistema   di   messa   a   terra   dell’impianto   nella   sua   totalità   (il   conduttore   di   terra   va   sempre portato all’interno del centralino). I “circuiti”in casa A partire dal quadro, l’impianto elettrico di un appartamento viene diviso in tre “circuiti”: •a 16 Ampere per le prese •a 10 Ampere per le luci e un circuito per l’alimentazione •a 12V per i circuiti di chiamata (come ad esempio l’allarme sonoro che va messo in bagno). Le   prese   saranno   posizionate   a   muro   a   un’altezza   di   30   cm   dal   pavimento   (110   nel   caso   di   bagni   e cucine),   mentre   gli   interruttori   a   110   cm   dal   suolo.   I   cavi   conduttori,   in   un   appartamento,   sono   tre: uno per la fase in corrente, uno per il neutro e uno per la messa a terra. Impianto elettrico: caratteristiche minime La variante V3 alla norma Cei 64-8 stabilisce le caratteristiche minime di un nuovo impianto elettrico: Sezione del montante di collegamento tra contatore e centralino ≥ 6 mm2 . Sfilabilità   dei   cavi:   nota   tecnica   peraltro   già   richiesta,   ma   ulteriormente   ribadita   anche   ai   fini qualitativi. L’appartamento   deve   avere   un   interruttore   generale   con   funzioni   di   interruttore   di   emergenza (può coincidere con il generale di appartamento, solitamente già installato). I   quadri   elettrici   dell’unità   abitativa   devono   essere   dimensionati   con   il   15%   minimo   di   riserva per capienza modulare. Il   conduttore   di   protezione   PE   deve   arrivare   nel   quadro   elettrico   generale,   per   permettere   il collegamento di eventuali, anche futuri, scaricatori di sovratensione. Il   collegamento   entra-esci   effettuato   sulle   prese   è   ammesso   solamente   per   apparecchi   posti nella   stessa   scatola   o,   al   massimo,   tra   due   scatole   adiacenti;   oltre   le   due   scatole   è   necessario alimentare    il    gruppo    prese    con    altra    alimentazione,    anche    dallo    stesso    interruttore    di protezione, ma con linea aggiuntiva e non derivata dalla scatola precedente. L’impianto elettrico deve essere protetto da almeno due interruttori differenziali, che garantiscano   la   continuità   di   servizio   almeno   su   una   delle   due   linee;   solitamente   si   divide   l’impianto   in   “luce”   e   “forza”   e   quindi   è   necessario garantire   selettività   orizzontale   a   queste   due   linee,   installando   un   differenziale   dedicato   ad ogni linea. Impianto elettrico nuovo: come strutturarlo e i tre livelli di dotazione In   più   la   variante   V3   alla   norma   prescrive   anche   come   strutturare   gli   impianti.   E   cioè   considerando l’impiego delle seguenti apparecchiature: Differenziali   con   elevata   insensibilità   ai   disturbi   elettromagnetici   oppure,   in   alternativa,   con dispositivo di richiusura automatica; Differenziali   in   classe   A   per   la   protezione   di   circuiti   a   cui   fanno   capo   lavatrici   e   condizionatori, nonché apparecchiature con parti elettroniche; Punti presa della cucina e della lavatrice con almeno una presa tipo Schuko; Predisposizione    dell’alimentazione    elettrica    per    un’elettrovalvola    di    intercettazione    del    gas domestico,      da      porre      nei      pressi      dell’ingresso      del      gas      nell’abitazione;      unitamente, predisposizione   dell’alimentazione   di   idoneo   sensore   nel   locale   cucina.   La   norma   ha   introdotto una   classificazione   dell’impianto   elettrico   che   prevede   tre   livelli   in   base   alla   dotazione   e   agli standard di comfort. Non è possibile scendere sotto il primo livello. Livello 1: standard minimo I   punti   presa   devono   essere   distribuiti   in   modo   uniforme   lungo   le   pareti   e   non   dove   è   più   comodo   all’installatore   o,   peggio,   dove   presumibilmente verranno posizionati i mobili; Almeno   una   presa   dovrà   essere   posizionata   nei   pressi   della   porta   del   locale   (magari   opportuno e   conveniente   risulta   la   posa   direttamente   sotto   alla   scatola   del   dispositivo   di   comando   della luce del locale, come peraltro solitamente già è in uso fare); Nel    locale    bagno    sono    richiesti    almeno    2    punti    presa,    indipendentemente    dal    livello dell’impianto   (solitamente   una   presso   la   specchiera   e   una   per   la   lavatrice,   considerando   di installare anche una presa schuko per tale apparecchio utilizzatore); Per   quanto   riguarda   la   cucina,   vengono   stabiliti   dei   valori   minimi   di   punti   presa   da   porre all’altezza del piano lavoro (vedere tabella allegata); Ad   ogni   presa   telefonica   o   presa   TV   deve   essere   associato,   nelle   immediate   vicinanze,   ma   in apposita   scatola   dedicata,   almeno   un   punto   presa;   logica   conseguenza   al   fatto   che,   telefoni   di tipo   cordless   o   televisori,   devono   essere   alimentati   dalla   rete   elettrica;   particolare   attenzione   deve   essere   posta   al   quantitativo   di   prese   contenute nel   punto   presa:   per   le   prese   TV,   infatti,   vengono   richieste   almeno   6   prese   (esempio:   2   punti   presa   con   3   prese   ciascuno,   oppure   1   punto   presa   in scatola a 6 posti, con altre 5 prese entra-esci, in parallelo); Il   comando   dei   punti   luce   di   ogni   locale   devono   essere   posti   almeno   nei   pressi   dell’ingresso   del   locale   stesso,   non   importa   se   interni   od   esterni; ovviamente vi possono essere anche punti di comando posizionati in altri posti, purché aggiuntivi a quello menzionato. Nel   locale   d’ingresso   dell’abitazione,   così   come   nei   corridoi   di   transito,   deve   essere   presente   almeno   un   punto   luce   e   un   punto   presa;   nei   ripostigli   è necessario almeno un punto luce; Nei   giardini,   terrazzi,   balconi   o   portici,   che   abbiano   una   superficie   ≥   10   m2   ,   è   obbligatorio   installare   almeno   un   punto   luce   e   un   punto   presa, ovviamente   rispettando   le   condizioni   di   posa   per   quanto   riguarda   il   grado   di   protezione   IP   previsto   per   la   tipologia   del   locale   in   questione;   i   punti luce    ed    i    punti    presa    dovranno    essere    comandati    da    apposito    comando    dedicato,    al    quale    dovrà    essere    associata    una    lampada    spia    di segnalazione, onde evitare di lasciare “acceso” il punto stesso. Per   quanto   riguarda   cantine   e   box,   è   necessario   prevedere   almeno   un   punto   luce   ed   un   punto   presa;   questa   disposizione   non   si   applica   se   i   locali sono alimentati dai servizi delle parti comuni; Importante    e    utilissima    prescrizione:    è    necessario    installare    dispositivi    di    illuminazione    di    sicurezza,    per    garantire    un    livello    minimo    di illuminamento   in   caso   di   assenza   di   tensione;   la   norma   prevede   l’installazione   di   almeno   un   punto   luce   di   emergenza   per   superfici   fino   a   100   m2   , mentre   il   numero   varia   da   2   a   3   per   superfici   superiori   o   per   livelli   superiori;   si   possono   utilizzare   i   corpi   illuminanti   estraibili,   ma   non   quelli   con attacco a spina. Livello 2: standard intemedio Prevede   tutti   gli   standard   del   livello   1;   però,   per   accedere   a   tale   livello,   oltre   alle   quantità   di   punti   di   utilizzo,   che   ovviamente   sono   superiori   al   livello   1),   è necessario   installare   un   sistema   di   controllo   dei   carichi   (relè   di   massima   corrente,   oppure   uno   strumento   multifunzione   che   tenga   monitorati   i   parametri della   potenza);   a   tale   dispositivo   devono   essere   associati   uno   o   più   relè   di   potenza,che   avranno   la   funzione   di   scollegare   carichi   non   prioritari   in   caso   di superamento   della   soglia   prefissata;   questo   sistema   permette   di   evitare   distacchi   fastidiosi   della   linea   principale,   derivati   da   eccessiva   richiesta   di potenza; questo è considerato un livello intermedio, ma che garantisce già un livello qualitativo superiore ai tradizionali impianti di base. Livello 3: standard elevato Come   per   il   livello   2,   però   è   un   livello   che   prevede   dotazioni   impiantistiche   ampie   e   innovative,   con   l’introduzione   dell’uso   della   domotica.   E,   per   attestare il concetto di impianto domotico, è necessaria la realizzazione di almeno quattro delle funzioni sotto elencate: Impianto antintrusione Controllo e gestione dei carichi Gestione e comando delle luci (scenari luminosi) Gestione delle temperature dei locali Gestione e automazione delle tapparelle Controllo remoto di più funzioni (via internet o via sms) Sistema di diffusione sonora Rilevazione fumi e incendio Sistema antiallagamento e/o rilevazione gas IMPIANTO IDRICO La   realizzazione   di   un   impianto   idrico   è   disciplinata da   una   normativa   cui   è   necessario   fare   riferimento sempre,     per     le     nuove     costruzioni     e     per     quelle esistenti   da   modificare   o   integrare.   Anche   gli   impianti idrici   e   sanitari   di   qualsiasi   specie   sono   infatti   regolati sotto    tutti    gli    aspetti    dal    Decreto    Ministero    dello Sviluppo      Economico      n.      37      del      22      gennaio 2008(pubblicato   sulla   Gazzetta   Ufficiale   n.   61   del   12- 3-2008),   che   ha   sostituito   la   legge   46/1990.   Questo decreto   si   applica   agli   impianti   posti   al   servizio   degli edifici,   indipendentemente   dalla   destinazione   d’uso di    questi,    collocati    all’interno    degli    stessi    o    delle relative   pertinenze.   Se   l’impianto   è   connesso   alle   reti di    distribuzione    (come    appunto    quello    idrico)    la norma    si    applica    a    partire    dal    punto    di    consegna della    fornitura.    Il    Decreto    Sviluppo    n.    37    del    22 gennaio   2008   precisa   che   le   imprese   realizzano   gli impianti    secondo    la    regola    dell’arte,    in    conformità alla    normativa    vigente    e    sono    responsabili    della corretta    esecuzione    degli    stessi.    Per    estensione, quindi,     tutti     gli     impianti     che     sono     realizzati     in conformità   alla   normativa   vigente   e   alle   norme   Uni, Cei   o   di   altri   Enti   di   normalizzazione,   appartenenti agli    Stati    membri    dell’Unione    europea    o    che    sono parti   contraenti   dell’accordo   sullo   spazio   economico europeo, sono da considerarsi eseguiti secondo la regola dell’arte. Le responsabilità dell’installatore Al   termine   dei   lavori,   dopo   l’effettuazione   delle   verifiche   previste   dalla   normativa   vigente,   comprese   quelle   di   funzionalità   dell’impianto,   l’impresa installatrice   rilascia   al   committente   la   dichiarazione   di   conformità   degli   impianti   realizzati   nel   rispetto   delle   norme   (di   cui   all’articolo   6   del   Decreto   n.   37 del   22   gennaio   2008).   Di   tale   dichiarazione,   resa   sulla   base   del   modello   (si   veda   l’allegato   I   del   decreto   n.   37   del   22   gennaio   2008),   fanno   parte   integrante la   relazione   contenente   la   tipologia   dei   materiali   impiegati,   nonché   il   progetto   di   cui   all’articolo   5   del   Decreto   stesso.   Nel   caso   in   cui   la   dichiarazione   di conformità,   salvo   quanto   previsto   all’articolo   15,   non   sia   stata   prodotta   o   non   sia   più   reperibile,   è   sostituita   –   per   gli   impianti   eseguiti   prima   dell’entrata   in vigore   del   decreto   stesso   –   da   una   dichiarazione   di   rispondenza.   Questa   deve   essere   resa   da   un   professionista   iscritto   all’albo   professionale   per   le specifiche   competenze   tecniche   richieste,   che   ha   esercitato   la   professione,   per   almeno   cinque   anni,   nel   settore   impiantistico   a   cui   si   riferisce   la dichiarazione, sotto personale responsabilità, in esito a sopralluogo ed accertamenti. Le responsabilità del committente Il   committente   è   tenuto   ad   affidare   i   lavori   di   installazione,   trasformazione,   ampliamento   e   manutenzione   straordinaria   degli   impianti   ad   imprese abilitate.   Il   proprietario   dell’impianto   adotta   le   misure   necessarie   per   conservare   le   caratteristiche   di   sicurezza   dell’impianto   previste   dalla   normativa vigente    in    materia,    tenendo    conto    delle    istruzioni    per    l’uso    e    la    manutenzione    predisposte    dall’impresa    installatrice    e    dai    fabbricanti    delle apparecchiature   installate.   Resta   ferma   la   responsabilità   delle   aziende   fornitrici   o   distributrici,   per   le   parti   dell’impianto   e   delle   relative   componenti tecniche   da   loro   installate   o   gestite.   Il   committente   entro   30   giorni   dall’allacciamento   di   una   nuova   fornitura   di   acqua,   gas,   energia   elettrica   negli   edifici   di qualsiasi   destinazione   d’uso,   consegna   al   distributore   o   al   venditore   copia   della   dichiarazione   di   conformità   dell’impianto   o   copia   della   dichiarazione   di rispondenza   prevista.   Fatti   salvi   i   provvedimenti   da   parte   delle   autorità   competenti,   decorso   il   termine   senza   che   sia   prodotta   la   dichiarazione   di conformità, il fornitore o il distributore di acqua, gas o energia elettrica, previo congruo avviso, sospende la fornitura.
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IMPIANTO ELETTRICO L’impianto   elettrico   è   composto   da   una   serie   di componenti            fondamentali            per            il funzionamento    del    circuito    stesso    e    da    una dotazione   che   varia   secondo   l’ampiezza   della casa.   Per   gli   impianti   elettrici   nuovi   la   norma fissa   tre   livelli   qualitativi.   L’impianto   elettrico   è regolato          dalla          norma          Cei          64-8 (www.ceiweb.it/it/)   e   dalla   variante   V3   del   2011 alla     norma     stessa.     Con     questa     variante vengono    dettate    le    regole    precise    sui    limiti minimi   prestazionali   degli   impianti   elettrici   per le    nuove    installazioni.    Il    primo    aspetto    da segnalare     è     che     la     potenza     contrattuale impegnata,     fornita     al     privato     dall’azienda elettrica   prescelta,   viene   diversificata   in   base alla   superficie   della   casa:   3   kW   (valore   minimo per    superfici    fino    a    75    mq)    e    6    kW    (valore minimo      per      superfici      oltre      i      75      mq). Naturalmente   non   è   detto   che   l’utente   debba impegnare    i    valori    indicati,    però    l’impianto elettrico   deve   essere   predisposto   per   accettare almeno      queste      potenze      impegnate.      Per quanto    riguarda    invece    gli    impianti    elettrici esistenti,   in   genere   dimensionati   per   3   kW   di potenza   impegnata   secondo   la   vecchia   prassi, nel   caso   ci   sia   un   utilizzo   superiore   di   energia elettrica   all’interno   dello   spazio   domestico   (per esempio     si     installa     un     piano     cottura     a induzione   al   posto   dei   classici   fornelli   a   gas)   si può   incrementare   l’utenza   da   3kW   a   4,5   kW   o addirittura a 6 kW, tramite richiesta al gestore. Si parte dal centralino Il   centralino   di   nuovo   tipo   è   più   grande   rispetto ai vecchi modelli e deve avere un interruttore generale   e   almeno   due   di   quelli   differenziali.   Il numero   di   linee   dipende   invece   dai   mq   della casa    e    dal    livello    di    impianto    adottato.    Da quello     generale,     con     il     contatore     per     la misurazione    dei    consumi,    si    snodano    i    fili conduttori    che    portano    al    centralino    singolo (cioè    il    quadro    elettrico    dell’unità    abitativa) posto      all’interno      della      casa,      solitamente posizionato     vicino     al     vano     della     porta     di ingresso.    Questo    centralino    contiene    i    vari interruttori     magnetotermici     e     l’interruttore differenziale   detto   “salvavita”.   Oltre   a   questa, che   è   la   parte   per   così   dire   di   comando,   un impianto   elettrico   domestico   è   formato   anche da: prese         per         l’attacco         dei         vari elettrodomestici interruttori     semplici     o     composti     per comandare i punti luce un   sistema   di   messa   a   terra   dell’impianto nella   sua   totalità   (il   conduttore   di   terra   va sempre         portato         all’interno         del centralino). I “circuiti”in casa A   partire   dal   quadro,   l’impianto   elettrico   di   un appartamento viene diviso in tre “circuiti”: •a 16 Ampere per le prese •a   10   Ampere   per   le   luci   e   un   circuito   per l’alimentazione •a   12V   per   i   circuiti   di   chiamata   (come   ad esempio   l’allarme   sonoro   che   va   messo in bagno). Le     prese     saranno     posizionate     a     muro     a un’altezza    di    30    cm    dal    pavimento    (110    nel caso   di   bagni   e   cucine),   mentre   gli   interruttori a    110    cm    dal    suolo.    I    cavi    conduttori,    in    un appartamento,    sono    tre:    uno    per    la    fase    in corrente, uno per il neutro e uno per la messa a terra. Impianto elettrico: caratteristiche minime La   variante   V3   alla   norma   Cei   64-8   stabilisce   le caratteristiche minime di un nuovo impianto elettrico: Sezione    del    montante    di    collegamento tra contatore e centralino ≥ 6 mm2 . Sfilabilità   dei   cavi:   nota   tecnica   peraltro già   richiesta,   ma   ulteriormente   ribadita anche ai fini qualitativi. L’appartamento         deve         avere         un interruttore     generale     con     funzioni     di interruttore         di         emergenza         (può coincidere         con         il         generale         di appartamento,            solitamente            già installato). I      quadri      elettrici      dell’unità      abitativa devono   essere   dimensionati   con   il   15% minimo       di       riserva       per       capienza modulare. Il     conduttore     di     protezione     PE     deve arrivare    nel    quadro    elettrico    generale, per      permettere      il      collegamento      di eventuali,     anche     futuri,     scaricatori     di sovratensione. Il      collegamento      entra-esci      effettuato sulle    prese    è    ammesso    solamente    per apparecchi   posti   nella   stessa   scatola   o,   al massimo,   tra   due   scatole   adiacenti;   oltre le   due   scatole   è   necessario   alimentare   il gruppo    prese    con    altra    alimentazione, anche      dallo      stesso      interruttore      di protezione,    ma    con    linea    aggiuntiva    e non derivata dalla scatola precedente. L’impianto   elettrico   deve   essere   protetto da   almeno   due   interruttori   differenziali, che garantiscano     la     continuità     di     servizio almeno      su      una      delle      due      linee; solitamente   si   divide   l’impianto   in   “luce” e   “forza”   e   quindi   è   necessario   garantire selettività   orizzontale   a   queste   due   linee, installando   un   differenziale   dedicato   ad ogni linea. Impianto   elettrico   nuovo:   come   strutturarlo   e i tre livelli di dotazione In    più    la    variante    V3    alla    norma    prescrive anche    come    strutturare    gli    impianti.    E    cioè considerando l’impiego        delle        seguenti apparecchiature: Differenziali    con    elevata    insensibilità    ai disturbi      elettromagnetici      oppure,      in alternativa,   con   dispositivo   di   richiusura automatica; Differenziali   in   classe   A   per   la   protezione di    circuiti    a    cui    fanno    capo    lavatrici    e condizionatori,    nonché    apparecchiature con parti elettroniche; Punti   presa   della   cucina   e   della   lavatrice con almeno una presa tipo Schuko; Predisposizione               dell’alimentazione elettrica        per        un’elettrovalvola        di intercettazione    del    gas    domestico,    da porre    nei    pressi    dell’ingresso    del    gas nell’abitazione;                           unitamente, predisposizione      dell’alimentazione      di idoneo    sensore    nel    locale    cucina.    La norma   ha   introdotto   una   classificazione dell’impianto    elettrico    che    prevede    tre livelli     in     base     alla     dotazione     e     agli standard    di    comfort.    Non    è    possibile scendere sotto il primo livello. Livello 1: standard minimo I   punti   presa   devono   essere   distribuiti   in modo    uniforme    lungo    le    pareti    e    non dove    è    più    comodo    all’installatore    o, peggio,   dove   presumibilmente   verranno posizionati i mobili; Almeno       una       presa       dovrà       essere posizionata    nei    pressi    della    porta    del locale   (magari   opportuno   e   conveniente risulta    la    posa    direttamente    sotto    alla scatola   del   dispositivo   di   comando   della luce        del        locale,        come        peraltro solitamente già è in uso fare); Nel   locale   bagno   sono   richiesti   almeno   2 punti      presa,      indipendentemente      dal livello     dell’impianto     (solitamente     una presso     la     specchiera     e     una     per     la lavatrice,      considerando      di      installare anche      una      presa      schuko      per      tale apparecchio utilizzatore); Per   quanto   riguarda   la   cucina,   vengono stabiliti   dei   valori   minimi   di   punti   presa da     porre     all’altezza     del     piano     lavoro (vedere tabella allegata); Ad   ogni   presa   telefonica   o   presa   TV   deve essere       associato,       nelle       immediate vicinanze,      ma      in      apposita      scatola dedicata,   almeno   un   punto   presa;   logica conseguenza   al   fatto   che,   telefoni   di   tipo cordless     o     televisori,     devono     essere alimentati   dalla   rete   elettrica;   particolare attenzione       deve       essere       posta       al quantitativo     di     prese     contenute     nel punto    presa:    per    le    prese    TV,    infatti, vengono      richieste      almeno      6      prese (esempio:    2    punti    presa    con    3    prese ciascuno,     oppure     1     punto     presa     in scatola   a   6   posti,   con   altre   5   prese   entra- esci, in parallelo); Il   comando   dei   punti   luce   di   ogni   locale devono    essere    posti    almeno    nei    pressi dell’ingresso      del      locale      stesso,      non importa        se        interni        od        esterni; ovviamente     vi     possono     essere     anche punti    di    comando    posizionati    in    altri posti,       purché       aggiuntivi       a       quello menzionato. Nel   locale   d’ingresso   dell’abitazione,   così come   nei   corridoi   di   transito,   deve   essere presente    almeno    un    punto    luce    e    un punto   presa;   nei   ripostigli   è   necessario almeno un punto luce; Nei    giardini,    terrazzi,    balconi    o    portici, che   abbiano   una   superficie   ≥   10   m2   ,   è obbligatorio   installare   almeno   un   punto luce     e     un     punto     presa,     ovviamente rispettando    le    condizioni    di    posa    per quanto   riguarda   il   grado   di   protezione   IP previsto    per    la    tipologia    del    locale    in questione;   i   punti   luce   ed   i   punti   presa dovranno   essere   comandati   da   apposito comando   dedicato,   al   quale   dovrà   essere associata        una        lampada        spia        di segnalazione,    onde    evitare    di    lasciare “acceso” il punto stesso. Per    quanto    riguarda    cantine    e    box,    è necessario   prevedere   almeno   un   punto luce      ed      un      punto      presa;      questa disposizione    non    si    applica    se    i    locali sono    alimentati    dai    servizi    delle    parti comuni; Importante    e    utilissima    prescrizione:    è necessario       installare       dispositivi       di illuminazione   di   sicurezza,   per   garantire un    livello    minimo    di    illuminamento    in caso    di    assenza    di    tensione;    la    norma prevede     l’installazione     di     almeno     un punto    luce    di    emergenza    per    superfici fino   a   100   m2   ,   mentre   il   numero   varia da    2    a    3    per    superfici    superiori    o    per livelli    superiori;    si    possono    utilizzare    i corpi   illuminanti   estraibili,   ma   non   quelli con attacco a spina. Livello 2: standard intemedio Prevede   tutti   gli   standard   del   livello   1;   però, per   accedere   a   tale   livello,   oltre   alle   quantità   di punti      di      utilizzo,      che      ovviamente      sono superiori   al   livello   1),   è   necessario   installare   un sistema     di     controllo     dei     carichi     (relè     di massima     corrente,     oppure     uno     strumento multifunzione   che   tenga   monitorati   i   parametri della     potenza);     a     tale     dispositivo     devono essere   associati   uno   o   più   relè   di   potenza,che avranno   la   funzione   di   scollegare   carichi   non prioritari   in   caso   di   superamento   della   soglia prefissata;   questo   sistema   permette   di   evitare distacchi      fastidiosi      della      linea      principale, derivati     da     eccessiva     richiesta     di     potenza; questo   è   considerato   un   livello   intermedio,   ma che      garantisce      già      un      livello      qualitativo superiore ai tradizionali impianti di base. Livello 3: standard elevato Come    per    il    livello    2,    però    è    un    livello    che prevede     dotazioni     impiantistiche     ampie     e innovative,    con    l’introduzione    dell’uso    della domotica.     E,     per     attestare     il     concetto     di impianto        domotico,        è        necessaria        la realizzazione   di   almeno   quattro   delle   funzioni sotto elencate: Impianto antintrusione Controllo e gestione dei carichi Gestione    e    comando    delle    luci    (scenari luminosi) Gestione delle temperature dei locali Gestione e automazione delle tapparelle Controllo    remoto    di    più    funzioni    (via internet o via sms) Sistema di diffusione sonora Rilevazione fumi e incendio Sistema   antiallagamento   e/o   rilevazione gas IMPIANTO IDRICO La     realizzazione     di     un     impianto     idrico     è disciplinata   da   una   normativa   cui   è   necessario fare      riferimento      sempre,      per      le      nuove costruzioni   e   per   quelle   esistenti   da   modificare o   integrare.   Anche   gli   impianti   idrici   e   sanitari di   qualsiasi   specie   sono   infatti   regolati   sotto tutti    gli    aspetti    dal    Decreto    Ministero    dello Sviluppo    Economico    n.    37    del    22    gennaio 2008(pubblicato   sulla   Gazzetta   Ufficiale   n.   61 del     12-3-2008),     che     ha     sostituito     la     legge 46/1990.      Questo      decreto      si      applica      agli impianti      posti      al      servizio      degli      edifici, indipendentemente   dalla   destinazione   d’uso   di questi,   collocati   all’interno   degli   stessi   o   delle relative   pertinenze.   Se   l’impianto   è   connesso alle   reti   di   distribuzione   (come   appunto   quello idrico)   la   norma   si   applica   a   partire   dal   punto di   consegna   della   fornitura.   Il   Decreto   Sviluppo n.    37    del    22    gennaio    2008    precisa    che    le imprese    realizzano    gli    impianti    secondo    la regola    dell’arte,    in    conformità    alla    normativa vigente     e     sono     responsabili     della     corretta esecuzione   degli   stessi.   Per   estensione,   quindi, tutti     gli     impianti     che     sono     realizzati     in conformità   alla   normativa   vigente   e   alle   norme Uni,    Cei    o    di    altri    Enti    di    normalizzazione, appartenenti     agli     Stati     membri     dell’Unione europea      o      che      sono      parti      contraenti dell’accordo   sullo   spazio   economico   europeo, sono     da     considerarsi     eseguiti     secondo     la regola dell’arte. Le responsabilità dell’installatore Al   termine   dei   lavori,   dopo   l’effettuazione   delle verifiche     previste     dalla     normativa     vigente, comprese   quelle   di   funzionalità   dell’impianto, l’impresa   installatrice   rilascia   al   committente   la dichiarazione     di     conformità     degli     impianti realizzati     nel     rispetto     delle     norme     (di     cui all’articolo   6   del   Decreto   n.   37   del   22   gennaio 2008).   Di   tale   dichiarazione,   resa   sulla   base   del modello   (si   veda   l’allegato   I   del   decreto   n.   37 del   22   gennaio   2008),   fanno   parte   integrante   la relazione   contenente   la   tipologia   dei   materiali impiegati,   nonché   il   progetto   di   cui   all’articolo   5 del     Decreto     stesso.     Nel     caso     in     cui     la dichiarazione     di     conformità,     salvo     quanto previsto   all’articolo   15,   non   sia   stata   prodotta   o non    sia    più    reperibile,    è    sostituita    –    per    gli impianti    eseguiti    prima    dell’entrata    in    vigore del   decreto   stesso   –   da   una   dichiarazione   di rispondenza.   Questa   deve   essere   resa   da   un professionista   iscritto   all’albo   professionale   per le    specifiche    competenze    tecniche    richieste, che   ha   esercitato   la   professione,   per   almeno cinque   anni,   nel   settore   impiantistico   a   cui   si riferisce     la     dichiarazione,     sotto     personale responsabilità,     in     esito     a     sopralluogo     ed accertamenti. Le responsabilità del committente Il   committente   è   tenuto   ad   affidare   i   lavori   di installazione,    trasformazione,    ampliamento    e manutenzione   straordinaria   degli   impianti   ad imprese   abilitate.   Il   proprietario   dell’impianto adotta   le   misure   necessarie   per   conservare   le caratteristiche       di       sicurezza       dell’impianto previste    dalla    normativa    vigente    in    materia, tenendo    conto    delle    istruzioni    per    l’uso    e    la manutenzione         predisposte         dall’impresa installatrice        e        dai        fabbricanti        delle apparecchiature     installate.     Resta     ferma     la responsabilità      delle      aziende      fornitrici      o distributrici,   per   le   parti   dell’impianto   e   delle relative   componenti   tecniche   da   loro   installate o     gestite.     Il     committente     entro     30     giorni dall’allacciamento    di    una    nuova    fornitura    di acqua,    gas,    energia    elettrica    negli    edifici    di qualsiasi     destinazione     d’uso,     consegna     al distributore      o      al      venditore      copia      della dichiarazione    di    conformità    dell’impianto    o copia      della      dichiarazione      di      rispondenza prevista.    Fatti    salvi    i    provvedimenti    da    parte delle   autorità   competenti,   decorso   il   termine senza    che    sia    prodotta    la    dichiarazione    di conformità,    il    fornitore    o    il    distributore    di acqua,   gas   o   energia   elettrica,   previo   congruo avviso, sospende la fornitura.
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